Il virus è il grande provocatore che la natura tiene in serbo per i suoi momenti di noia. Perché il virus provoca astio, repulsione, odio, terrore verso l’altro. La natura dispone un gioco che fa più o meno così: poiché tutti siete un’unica cosa ma non ve lo ricordate più, vince chi resta unito senza avvicinarsi, cioè vince chi si ricorda che non è il corpo a renderlo unito all’altro. Come, come? Uniti senza avvicinarsi? Non è un controsenso per gli uomini? La natura ama confondere. Facciamo che restare uniti significa amarsi, ok? Se io ti amo, sono pronto a rinunciare a qualcosa per te. Così rinuncio ad avvicinarmi a te perché voglio restare unito a te. È forse questo il gioco? È forse capire che l’unica distanza di cui il virus si nutre e nella quale prolifera indisturbato è la distanza prodotta dall’egoismo? E allora stiamo giocando malissimo. Siamo tutti infetti. E non c’è un tasso di mortalità, perché siamo già morti. Game over.
I miss you.







